In questa pagina spieghiamo la parodontite con parole semplici. L’obiettivo è aiutarti a capire la malattia, gli esami necessari e le possibili cure.
La parodontite, conosciuta anche come “piorrea”, è una malattia che colpisce le gengive e l’osso che sostiene i denti.
Se non viene scoperta e curata, può causare:
- sanguinamento delle gengive;
- ritiro della gengiva;
- perdita di osso;
- spostamento dei denti;
- mobilità;
- perdita dei denti nei casi più avanzati.
La cura della parodontite San giorgio a Cremano, ha l’obiettivo di ridurre l’infiammazione e mantenere la malattia sotto controllo. In molti casi può aiutare a conservare denti che, senza trattamento, rischierebbero di essere persi.
Il risultato dipende però da diversi fattori:
- gravità iniziale;
- risposta del paziente;
- igiene quotidiana;
- fumo;
- diabete;
- costanza nei controlli.
In sintesi: la cura della parodontite non è una semplice pulizia dei denti. Il percorso comprende una visita completa, la misurazione dello spazio tra denti e gengive, le radiografie quando servono, la pulizia sopra e sotto la gengiva e il controllo di fattori come fumo e diabete. Nel nostro protocollo eseguiamo una rivalutazione dopo circa otto settimane. Se alcune tasche rimangono profonde, può essere utile un trattamento chirurgico. Dopo la cura serve un programma personalizzato di controlli e igiene professionale.
Che cos’è la parodontite?
La parodontite è una malattia che danneggia i tessuti che tengono fermi i denti.
Questi tessuti comprendono:
- la gengiva;
- l’osso intorno alle radici;
- le fibre che collegano il dente all’osso.
La malattia spesso inizia con un’infiammazione delle gengive. Se continua nel tempo, può arrivare più in profondità.
Tra il dente e la gengiva può formarsi uno spazio più profondo del normale. Questo spazio viene chiamato tasca parodontale.
Nell’immagine qui sotto puoi vedere la differenza tra tasca parodontale e una gengiva sana.

All’interno della tasca possono accumularsi:
- placca batterica;
- tartaro;
- batteri;
- residui difficili da rimuovere a casa.
Con il tempo, l’infiammazione può ridurre il sostegno del dente e causare una perdita di osso.
Questa immagine aiuta a capire come la parodontite possa ridurre il supporto del dente nel tempo.

Per questo la parodontite non è soltanto una gengiva molto infiammata. È una malattia che può compromettere la stabilità dei denti.
Il termine “piorrea” è ancora molto usato. Il termine medico corretto è però parodontite.
Gengivite e parodontite sono la stessa cosa?
No. Sono due condizioni diverse.

Avere le gengive che sanguinano non significa per forza avere la parodontite. Il sanguinamento può essere dovuto anche a una gengivite, cioè un’infiammazione limitata alla gengiva.
È comunque un segnale da non trascurare. Una visita permette di capire se si tratta di gengivite oppure di una malattia che ha già raggiunto l’osso e i tessuti che sostengono i denti.
Quali sono i sintomi della parodontite?
La parodontite può dare segnali diversi.
I più comuni sono:
- gengive che sanguinano;
- gengive rosse o gonfie;
- alito cattivo persistente;
- sapore sgradevole in bocca;
- gengive che si ritirano;
- denti che sembrano più lunghi;
- spazi nuovi tra i denti;
- denti che cambiano posizione;
- sensibilità delle radici;
- presenza di pus;
- denti che si muovono;
- difficoltà a masticare.
Nelle forme più avanzate il paziente può accorgersi che i denti non chiudono più come prima.
Può anche notare che alcuni denti si sono spostati o sono diventati più mobili.
Questi segnali non permettono però di capire da soli quanto sia grave la malattia. In particolare, le gengive che sanguinano possono indicare una semplice infiammazione oppure un problema più profondo. Per distinguerli serve una visita completa.
La parodontite può non dare sintomi?
Sì.
Uno degli aspetti più pericolosi della parodontite è che può peggiorare senza provocare dolore.
Un paziente può avere:
- tasche profonde;
- sanguinamento;
- perdita di osso;
- ritiro delle gengive;
- mobilità iniziale;
senza sentire un vero dolore.
Per questo il dolore non è un buon segnale per capire la gravità della malattia.
Aspettare che un dente faccia male o inizi a muoversi può significare arrivare tardi alla diagnosi.
Scoprire la parodontite nelle fasi iniziali rende il trattamento più semplice e può aiutare a mantenere i denti più a lungo.
Quali sono le cause e i fattori che aumentano il rischio?della parodontite?
La placca batterica è il principale punto di partenza della malattia. Tuttavia, non tutte le persone reagiscono allo stesso modo.
Alcuni fattori possono aumentare il rischio o rendere la parodontite più difficile da controllare:
- fumo;
- diabete non ben controllato;
- scarsa igiene orale;
- predisposizione personale;
- casi di parodontite in famiglia;
- mancata partecipazione ai controlli;
- difficoltà nel pulire alcune zone della bocca.
Il fumo e il diabete sono particolarmente importanti. Per questo vengono valutati durante la diagnosi e controllati durante tutto il percorso di cura.
Controllare questi fattori è parte della cura. Non è un aspetto secondario.
Fonte: pagina ufficiale AAP sulla classificazione. Scarica il documento ufficiale
Come si fa la diagnosi della parodontite?
La diagnosi della parodontite non si basa soltanto su una radiografia o sull’aspetto delle gengive.
Serve una valutazione completa, perché la malattia può essere presente anche senza dolore e con pochi segnali visibili. Nel nostro percorso controlliamo la salute generale, misuriamo lo spazio tra denti e gengive e valutiamo l’osso attraverso le radiografie quando sono necessarie.
Raccolta delle informazioni sulla salute
Prima della visita raccogliamo informazioni su:
- malattie generali;
- farmaci;
- diabete;
- fumo;
- precedenti cure;
- casi di parodontite in famiglia;
- sintomi;
- abitudini di igiene orale.
Queste informazioni ci aiutano a valutare il rischio del paziente.
Misurazione dello spazio tra dente e gengiva
Il sondaggio parodontale è la misurazione dello spazio tra il dente e la gengiva.
Viene eseguito delicatamente con una piccola sonda millimetrata. Questo esame permette di controllare tutta la bocca e di individuare le zone che richiedono maggiore attenzione.

La sonda permette di controllare:
- profondità delle tasche;
- sanguinamento;
- ritiro della gengiva;
- perdita di sostegno;
- presenza di pus.
La misurazione viene eseguita in più punti di ogni dente.
Non basta controllare soltanto la zona dove il paziente sente un problema. La parodontite può interessare diverse aree della bocca.
Cartella parodontale
Tutte le misurazioni vengono registrate in una cartella.
La cartella permette di creare una mappa precisa della bocca.
Serve anche per confrontare la situazione:
- prima della cura;
- dopo la terapia;
- durante i controlli;
- nel tempo.
Controllo di placca e mobilità
Durante la visita controlliamo anche:
- quantità di placca;
- zone più difficili da pulire;
- mobilità dei denti;
- spostamento dei denti;
- difficoltà nella masticazione.
Fotografie e radiografie
Le fotografie servono a documentare la situazione iniziale e a confrontarla con i controlli successivi.
Le radiografie, quando sono indicate, permettono di valutare l’osso che sostiene i denti.
Il sondaggio misura invece lo spazio tra il dente e la gengiva e rileva il sanguinamento. Le informazioni cliniche e radiografiche vengono considerate insieme per arrivare a una diagnosi completa.
Non sempre è sufficiente una sola radiografia panoramica. Il tipo e il numero di immagini vengono scelti in base alla situazione del singolo paziente.
Cosa significano gli stadi della parodontite?
La parodontite viene descritta attraverso uno stadio e un grado.
Lo stadio indica quanto è avanzata la malattia e quanto può essere complesso il trattamento. Il grado aiuta invece a stimare la velocità con cui la parodontite potrebbe peggiorare.

Stadio e grado sono la stessa cosa?
No. Lo stadio descrive il danno già presente. Il grado aiuta a valutare il rischio che la malattia progredisca nel futuro.
Per stabilirlo si considerano la storia del paziente, la perdita di osso, il fumo e il controllo del diabete. Due persone con un danno simile possono quindi avere un rischio diverso.
Parodontite di Stadio I
È la forma iniziale.
La perdita di sostegno è ancora limitata.
Scoprire la malattia in questa fase permette spesso di intervenire prima che il danno diventi più esteso.
Parodontite di Stadio II
La perdita di sostegno è più evidente.
La situazione può ancora essere gestita con un percorso abbastanza semplice, soprattutto quando il paziente collabora e controlla bene la placca.
Parodontite di Stadio III
La perdita di osso e di sostegno è importante.
Possono essere presenti:
- tasche profonde;
- difetti nell’osso;
- denti mobili;
- perdita di alcuni denti;
- difficoltà nel pulire alcune zone;
- coinvolgimento delle radici dei molari.
Dopo la terapia iniziale, alcune zone possono richiedere un trattamento chirurgico.
Parodontite di Stadio IV
È la forma più avanzata.
Oltre alla perdita di osso, possono esserci:
- denti molto mobili;
- spostamento dei denti;
- problemi nella masticazione;
- perdita di più denti;
- difficoltà a chiudere correttamente la bocca;
- necessità di una riabilitazione complessa.
In questi casi può essere necessario un lavoro di squadra tra più professionisti. Oltre a controllare l’infiammazione, può essere necessario migliorare la masticazione, la stabilità dei denti e la funzione dell’intera bocca.
Le linee guida europee per la parodontite di Stadio IV indicano infatti un percorso personalizzato, che può comprendere cure parodontali, riabilitative e, quando necessario, ortodontiche o protesiche.
Avere una parodontite avanzata non significa però che tutti i denti debbano essere estratti. Ogni dente deve essere valutato singolarmente.
Come si cura la parodontite?
La cura della parodontite avviene per fasi.
Si parte dal miglioramento dell’igiene e dal controllo di fattori come fumo e diabete. Si procede poi con la pulizia accurata sopra e sotto la gengiva. Dopo la prima guarigione si misurano nuovamente le tasche. Solo nelle zone che ne hanno ancora bisogno viene valutata la chirurgia.
Questo percorso segue le linee guida europee per il trattamento della parodontite negli Stadi I, II e III.
Non esiste comunque una terapia identica per tutti. Il trattamento viene adattato alla gravità della malattia, ai fattori di rischio e alla risposta del paziente.
La cura della parodontite non consiste in una sola seduta, ma in un percorso organizzato in più fasi.

Prima fase: migliorare l’igiene e controllare i rischi
La cura professionale non può funzionare a lungo se la placca continua ad accumularsi ogni giorno.
Per questo lavoriamo anche sull’igiene a casa.
Il percorso può comprendere:
- spiegazione della malattia;
- scelta dello spazzolino;
- utilizzo degli scovolini;
- pulizia degli spazi tra i denti;
- controllo delle zone difficili;
- supporto per ridurre o smettere di fumare;
- controllo del diabete;
- obiettivi personalizzati.
Non tutti i pazienti devono usare gli stessi strumenti.
La scelta dipende dagli spazi presenti, dalla manualità e dalla situazione delle gengive.
Pulizia sopra e sotto la gengiva
La terapia non chirurgica comprende una pulizia molto accurata sopra e sotto la gengiva.
L’obiettivo è rimuovere la placca e il tartaro presenti sopra e sotto la gengiva. In questo modo cerchiamo di ridurre l’infiammazione e di creare condizioni più facili da mantenere pulite.

La terapia può comprendere:
- pulizia sopra la gengiva;
- pulizia sotto la gengiva;
- trattamento delle tasche;
- anestesia locale quando necessaria;
- più appuntamenti;
- uso del microscopio quando utile;
- controllo dell’igiene domiciliare.
Non si tratta di una normale seduta di igiene uguale per tutti. La pulizia profonda sotto la gengiva viene talvolta chiamata curettage gengivale o levigatura radicolare. Oggi è però più corretto parlare di terapia parodontale non chirurgica o pulizia sottogengivale.
Il numero e la durata degli appuntamenti dipendono dalla gravità della malattia e dal numero di zone coinvolte.
La cura della parodontite fa male?
La sensibilità cambia da persona a persona.
Dipende da:
- profondità delle tasche;
- infiammazione;
- quantità di tartaro;
- numero di zone da trattare.
Quando necessario, la pulizia sotto la gengiva viene eseguita con anestesia locale.
Questo permette di lavorare con precisione e di mantenere il paziente a proprio agio.
Dopo il trattamento possono comparire per alcuni giorni:
- sensibilità;
- lieve fastidio;
- maggiore percezione degli spazi;
- sensazione che la gengiva si sia ritirata.
In alcuni pazienti gli spazi tra i denti erano già presenti, ma diventano più evidenti dopo la riduzione del gonfiore. In altri casi i denti possono essersi spostati a causa della perdita di sostegno. Ne parliamo nell’articolo “Ho curato la parodontite, ma ho i denti larghi: cosa posso fare?”
La rivalutazione dopo otto settimane
Dopo la prima fase della cura programmiamo una nuova visita dopo circa otto settimane.
Questo periodo permette alle gengive di rispondere al trattamento.
Durante la rivalutazione controlliamo di nuovo:
- profondità delle tasche;
- sanguinamento;
- quantità di placca;
- mobilità;
- ritiro della gengiva;
- presenza di pus;
- risposta dei tessuti;
- igiene del paziente;
- fumo e altri fattori di rischio.
La nuova cartella viene confrontata con quella iniziale.
In questo modo possiamo vedere:
- quali zone sono migliorate;
- quali tasche sono ancora profonde;
- dove serve un’altra pulizia;
- dove può essere utile la chirurgia;
- quali denti hanno ancora una situazione incerta.
Il trattamento successivo viene deciso dopo aver visto la risposta reale del paziente.
Quando può servire la chirurgia parodontale?
La chirurgia non serve in tutti i casi.
Viene valutata soprattutto quando, dopo la terapia iniziale, restano:
- tasche profonde;
- difetti nell’osso;
- zone difficili da raggiungere;
- infiammazione persistente;
- problemi della gengiva.
Nel Miceli Centro Odontoiatrico possiamo eseguire diversi tipi di chirurgia parodontale.
Chirurgia per pulire le zone profonde
In alcuni casi è necessario sollevare delicatamente la gengiva.
Questo permette di vedere e pulire meglio le superfici profonde delle radici.
Chirurgia rigenerativa
Alcuni difetti nell’osso possono essere adatti a una terapia rigenerativa.
In questi casi si possono usare materiali specifici per favorire la ricostruzione di parte dei tessuti perduti.
Non tutti i difetti possono essere rigenerati.
Il risultato dipende anche da:
- forma del difetto;
- igiene;
- fumo;
- diabete;
- collaborazione del paziente.
Chirurgia per le gengive ritirate
In alcuni casi è possibile trattare le gengive che si sono ritirate.
L’obiettivo può essere:
- proteggere la radice;
- aumentare lo spessore della gengiva;
- migliorare l’estetica;
- ridurre la sensibilità.
Allungamento della parte visibile del dente
In alcuni casi è necessario scoprire una parte maggiore del dente.
Questa procedura può servire prima di una ricostruzione o di una corona.
La chirurgia viene valutata soltanto dopo la prima fase di cura e la rivalutazione.
I denti mobili possono essere salvati?
Un dente mobile non deve essere sempre estratto.
La possibilità di mantenerlo dipende da:
- quantità di osso rimasto;
- grado di mobilità;
- profondità delle tasche;
- presenza di infezione;
- posizione del dente;
- forze della masticazione;
- possibilità di pulirlo bene;
- risposta alla cura.
In alcuni casi, dopo aver ridotto l’infiammazione, la mobilità può diminuire.
In altri casi può essere utile unire più denti tra loro per renderli più stabili.
Quando il sostegno è troppo ridotto e il dente non può essere mantenuto in modo sicuro, l’estrazione può essere la scelta più prudente.
L’obiettivo non è salvare ogni dente a qualsiasi costo.
L’obiettivo è evitare estrazioni premature quando il dente può ancora essere mantenuto.
La parodontite guarisce per sempre?
La parodontite può essere fermata o mantenuta sotto controllo.
Il rischio di una nuova infiammazione, però, non scompare del tutto.
Un paziente che ha avuto la parodontite deve continuare a fare controlli personalizzati.
Questo vale anche quando:
- il sanguinamento è diminuito;
- le tasche si sono ridotte;
- l’igiene è migliorata;
- la situazione è stabile.
La malattia può tornare se non vengono controllati:
- placca;
- fumo;
- diabete;
- controlli;
- igiene professionale.
Per questo preferiamo parlare di parodontite stabile e sotto controllo, non di guarigione garantita per sempre.
La parodontite non finisce con la prima terapia. Per mantenere la malattia sotto controllo servono richiami personalizzati e una buona igiene nel tempo.

Per capire perché la malattia può riattivarsi e come ridurre questo rischio, puoi leggere l’approfondimento sulla parodontite recidiva dopo la cura
Ogni quanto servono i controlli?
Non esiste lo stesso intervallo per tutti.
La frequenza dipende da:
- gravità della malattia;
- tasche ancora presenti;
- sanguinamento;
- igiene quotidiana;
- fumo;
- diabete;
- precedente ritorno della malattia;
- presenza di impianti;
- costanza nei controlli.
Alcuni pazienti hanno bisogno di controlli più frequenti.
Altri possono allungare gli intervalli dopo un periodo di stabilità.
Durante il mantenimento non facciamo soltanto una pulizia.
Il mantenimento serve anche a intercettare presto eventuali segnali di ritorno della parodontite.
Controlliamo anche:
- stato delle gengive;
- sanguinamento;
- tasche;
- placca;
- mobilità;
- impianti;
- fattori di rischio;
- cambiamenti rispetto alle visite precedenti.
Perché controllare anche i familiari?
La parodontite può presentarsi più spesso in alcune famiglie.
Questo non significa che venga ereditata in modo automatico.
Può però esserci una maggiore predisposizione.
Nella stessa famiglia si condividono spesso anche:
- abitudini di igiene;
- fumo;
- alimentazione;
- ritardo nei controlli;
- fattori ambientali.
Per questo, quando seguiamo un paziente con una parodontite avanzata, può essere utile controllare anche i familiari adulti.
Nel nostro Centro possiamo proporre un primo screening con una sonda.
Lo screening non sostituisce la visita completa.
Può però aiutare a capire chi ha bisogno di un controllo più approfondito.
Parodontite e impianti dentali
Prima di inserire impianti è importante curare e stabilizzare la parodontite.
Mettere impianti in una bocca con:
- infiammazione;
- placca;
- fumo non controllato;
- diabete non compensato;
può aumentare il rischio di problemi.
Un paziente che ha avuto la parodontite può ricevere impianti quando le condizioni lo permettono.
Serve però più attenzione a:
- igiene quotidiana;
- controlli;
- fumo;
- diabete;
- forma della protesi;
- facilità di pulizia;
- mantenimento professionale.
Anche intorno agli impianti possono comparire infiammazione e perdita di osso.
Gli impianti, quindi, non eliminano il bisogno di igiene e controlli.
Quando possibile, prima di estrarre un dente valutiamo sempre se può essere mantenuto. Solo quando uno o più denti non sono recuperabili si può prendere in considerazione una riabilitazione implantare.
Nei casi che richiedono la sostituzione di più denti, dopo aver trattato e stabilizzato la parodontite, può essere valutata anche una soluzione con denti fissi e implantologia a carico immediato. Questa possibilità dipende dalla quantità di osso, dalla stabilità degli impianti e dalle condizioni generali del paziente.
Quando invece deve essere estratto un singolo dente o un gruppo di denti, può essere utile approfondire anche quando è possibile inserire gli impianti subito dopo le estrazioni. Non è una soluzione automatica: prima occorre valutare l’osso, l’infezione, i tessuti e la possibilità di ottenere una buona stabilità dell’impianto.
Cura della parodontite a San Giorgio a Cremano
Presso il Miceli Centro Odontoiatrico a San Giorgio a Cremano seguiamo i pazienti con parodontite dalla diagnosi al mantenimento.
Il Dott. Leonardo Miceli ha conseguito un Master universitario di II livello in Parodontologia e Implantologia.
Si occupa anche dei casi più complessi e dei trattamenti chirurgici.
Il percorso può comprendere:
- visita completa;
- misurazione delle gengive;
- cartella parodontale;
- fotografie;
- radiografie quando servono;
- valutazione della gravità;
- pulizia sopra e sotto la gengiva;
- lavoro degli igienisti;
- uso del microscopio quando necessario;
- rivalutazione dopo otto settimane;
- chirurgia quando indicata;
- controlli personalizzati;
- gestione di fumo, diabete e altri rischi.
Accogliamo anche pazienti provenienti da Napoli e dall’area vesuviana.
Il nostro obiettivo non è promettere di salvare ogni dente.
Vogliamo capire quali denti possono essere mantenuti, quali richiedono cure più complesse e quali non possono essere recuperati.
Conclusioni
La parodontite può peggiorare senza dolore.
Spesso diventa evidente quando compaiono:
- sanguinamento;
- gengive ritirate;
- denti spostati;
- mobilità;
- difficoltà nella masticazione.
Per questo è importante non ignorare i primi segnali.
La cura della parodontite non è una semplice pulizia.
È un percorso che comprende:
- diagnosi;
- controllo dei fattori di rischio;
- terapia sotto la gengiva;
- rivalutazione;
- eventuale chirurgia;
- mantenimento.
Quando la malattia viene scoperta e curata in modo corretto, molti denti possono essere mantenuti più a lungo.
Hai gengive che sanguinano o denti che si muovono?
Una visita parodontale permette di capire se hai una gengivite o una parodontite.
Permette anche di valutare quanto è avanzata la malattia e quali cure possono aiutarti a mantenere i denti.
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Domande frequenti sulla parodontite
La parodontite si può guarire?
La parodontite può essere curata e mantenuta sotto controllo. Il rischio di una nuova infiammazione, però, non scompare del tutto. Per questo servono igiene, controlli e mantenimento personalizzati.
La piorrea fa cadere i denti?
Nelle forme avanzate, la perdita di osso può rendere i denti mobili e causarne la perdita. Una diagnosi precoce può aiutare a fermare la malattia e mantenere molti denti.
Il sanguinamento indica sempre parodontite?
No. Può dipendere anche da una gengivite. La misurazione delle gengive e le radiografie, quando servono, permettono di capire se è presente una perdita di osso.
La parodontite fa male?
Non sempre. Può peggiorare senza dolore. Per questo sanguinamento, gengive ritirate, alito cattivo e denti mobili non devono essere ignorati.
La cura fa male?
Dipende dalla situazione. Quando necessario, la pulizia sotto la gengiva viene eseguita con anestesia locale.
Quanto dura la cura?
Dipende dal numero di denti coinvolti e dalla gravità della malattia. Dopo la prima fase viene fatta una rivalutazione dopo circa otto settimane.
Un dente mobile può essere salvato?
In alcuni casi sì. Dipende dalla quantità di osso rimasto, dal grado di mobilità e dalla risposta alla cura.
Ogni quanto devo fare il mantenimento?
La frequenza cambia da persona a persona. Chi presenta tasche profonde, sanguinamento, fumo o diabete può avere bisogno di controlli più frequenti.
Posso mettere impianti se ho la parodontite?
Sì, in alcuni casi. Prima bisogna però curare e stabilizzare la malattia. Dopo gli impianti servono igiene e controlli regolari.
La parodontite può tornare?
Sì. Può riattivarsi se placca, fumo, diabete e controlli non vengono gestiti bene.
La parodontite è contagiosa?
I batteri possono passare tra persone molto vicine. Questo però non significa che chi entra in contatto con quei batteri sviluppi per forza la malattia. Contano anche predisposizione, igiene, fumo e diabete.